lunedì, Giugno 22, 2026
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Napoli sul velluto contro la Salernitana

Troppo grande il divario tra le due formazioni, anche a causa degli assenti per Covid in casa granata.

Finisce 4-1 il Derby campano.


Troppo grange il divario tra le due squadre, se poi ci aggiungiamo i tanti assenti per Covid tra le fila granata, allora possiamo parlare di partita senza storia.

Eppure, un Napoli molto, forse troppo, lezioso nel primo tempo, era riuscito a dare un lumicino di speranza agli uomini di Colantuono.

Il Napoli passa in vantaggio con un gol di Juan Jesus, prima annullato da Pairetto e poi convalidato dal VAR.

Qui iniziano i giochini e i giochetti della squadra di Spalletti e al primo affondo la Salernitana trova il pari con Bonazzoli, lasciato colpevolmente solo in area.

Il Napoli sembra subire il colpo, e solo allo scadere della prima frazione Elmas in solitaria entra nella difesa granata e si procura un rigore generosamente concesso da Pairetto.

Mertens dal dischetto fa 2-1.

Il secondo tempo è tutt’altra storia. Il Napoli scende in campo per chiuderla e bastano 6 minuti a portare il risultato sul 4-1 grazie a Rahmani e a Insigne su rigore per un fallo di mani di Veseli, che già ammonito, si fa espellere.

Con il rigore realizzato Lorenzo Insigne eguaglia il record di gol di Diego Armando Maradona.

Sotto di 3 gol e con un uomo in meno la Salernitana pensa solo a non prendere l’imbarcata.

In diverse occasioni il Napoli può continuare a segnare, ma un buon Belec e tanta imprecisione degli attaccanti azzurri lasciano il risultato sul 4-1.

Da notare la grinta, a volte eccessiva, di Osimhen che vuole a tutti i costi ritornare al gol con la maglia azzurra.

Momentaneamente Milan scavalcato, in attesa del Big Match di stasera contro la Juventus.

Luca Gulotta
Luca Gulotta
Assistiamo ormai da qualche anno a una tendenza che da consumatori ci trasporta nel mondo dei produttori di contenuti. Nel mondo del calcio, che per ogni napoletano nato in tempo utile per vedere LUI rappresenta una sorta di Paese delle Meraviglie, ognuno è ormai abituato a dire la sua, e se prima eravamo stati un popolo di 60 milioni di allenatori, grazie al web 2.0 siamo diventati anche un popolo di 60 milioni di giornalisti sportivi. A un certo punto quindi mi sono detto che una voce in più nella mia babilonica tifoseria avrebbe potuto ulteriormente colorare la meravigliosa mitologia della squadra di calcio più amata della terra.
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