Quello che sta accadendo nelle ultime settimane, agli occhi di un esterno è allucinante. Il Napoli sfoggia grandi prestazioni eppure in città c’è uno sconforto ingiustificato.
Facciamo una premessa, chi scrive è amministratore da 10 anni di un gruppo Facebook di tifosi azzurri, e l’umore della piazza, che sia social o della vita reale, lo osserva con attenzione.
Fatta questa dovuta premessa, il fenomeno che si sta verificando a Napoli, ha dell’incredibile.
Un malcontento che colpisce diversi obiettivi senza un perché, un malcontento che come l’acqua nelle mura, cerca anche la più piccola strada disponibile per potersi intrufolare.
Sia chiaro, a Napoli, dopo un Napoli-Pisa terminato 0-0 si arrivò persino alla bestemmia di fischiare Diego allo stadio, ma non è lo stesso fenomeno che stiamo vivendo oggi.
Diciamocela tutta senza alcuno spavento, questo Napoli è forte, ma proprio forte.
L’allenatore in panchina è forte, ma proprio forte.
I giocatori che fanno parte della rosa sono forti, ma proprio forti.
Abbiamo una delle rose più complete di sempre, potrebbe essere migliorata? domanda banale, certo!
Ma io fatico a trovare una rosa così completa in ogni reparto e così competitiva dal 1979 (anno della mia prima partita allo stadio) ad oggi.
Quest’anno accade che falcidiati da infortuni si sbagliano due partite? Apriti cielo, nessuno è più degno di indossare la maglia azzurra.
Quest’anno accade che si incontra la capolista Inter e si pareggia? No, non va bene, siamo senza palle.
Quest’anno si va a Barcellona, dove non incontriamo il Barca di Pep Guardiola sia chiaro, ma neanche incontriamo una squadra scadente, e se si pareggia, apriti cielo.
Ma stiamo scherzando o ditemi cosa sta accadendo in questa città.
Io da tifoso mi faccio le croci!
Negli ultimi anni la divisione dei tifosi era tra i Pro De Laurentiis (in gergo Papponcini) e quello che lo invitano a prendere la A16 (Papponiani).
Mantenendo questo evergreen che, anche grazie ad alcuni atteggiamenti oggettivamente poco condivisibili dal Presidente, va avanti e vive di vita propria, abbiamo le divisioni su:
Spalletti, Insigne, Staff medico, Koulibaly (reo di essere stanco per la coppa d’Africa), Mertens, Osimhen (ho sentito dire che fa per’ e per’, altra simpatica espressione dell’ignoranza napoletana) e così via potendo citare tutti, ma proprio tutti i calciatori azzurri.
Ho sentito criticare Di Lorenzo, che solo per i kilometri che ha percorso quest’anno meriterebbe gratitudine incondizionata.
Insomma ormai la Guerra tra Guelfi e Ghibellini si è trasformata in microbattaglie personali.
Poi c’è la battaglia più bella, quella più affascinante, quella che più fa capire la stupidaggine di alcuni elementi, che purtroppo hanno anche un loro gregge al seguito, la differenza tra tifoso da stadio e quello da divano.
Si potrebbe arrivare al paradosso che se prendi il Reddito di Cittadinanza e hai la libertà di andarti a seguire il Napoli alle 19 di lunedì, sei più tifoso di chi la partita se la deve vedere in mezzo al traffico su un cellulare perché deve lavorare.
Ma dove sono finiti quelli che davvero amavano questa maglia ed in onore di quella si univano e lottavano per la compattezza della tifoseria?
Siamo diventati una lamentela continua, non ci godiamo le cose belle, e soprattutto ci stiamo perdendo uno dei Napoli più belli per lo sfizio di criticare.
Siamo ancora in tempo cari tifosi azzurri, siamo in tempo perché i campionati si vincono partendo proprio dal tifo e con i tifosi a supporto.
Amare significa anche sacrificio, e per sacrificio intendo anche abbozzare, gioire anche delle non vittorie, purché si è dato in campo l’anima, e questo Napoli in campo ci lascia sudore e sangue.
Inutile chiedere al Presidente di spendere se siamo i primi non disposti al sacrificio.
Ad oggi questa squadra va ben oltre ciò che merita questa tifoseria.

