Spalletti alla vigilia della supersfida contro il Milan aveva parlato della voglia di diventare “immortali”, il campo ha detto una cosa diversa.
L’Immortale è morto.
Non ci possono essere, a mio avviso, parole migliori per esprimere in pieno il pensiero post partita.
Il riferimento al celebre personaggio interpretato da Marco D’Amore non poteva essere più azzeccato.
Quando ti inizi a sentire più forte di tutti, quando pensi di essere lì a conquistare tutto e tutti, ecco che qualcosa ti riporta alla realtà.
Mister Spalletti in conferenza aveva usato sfrontatezza, che io personalmente avevo apprezzato, ma per usare sfrontatezza devi essere certo del tuo esercito, devi essere sicuro che chi mandi in campo abbia la tua stessa voglia.
Ieri il Napoli è partito bene e, nel mio caso, mi ha anche illuso.
Dopo i primi dieci minuti ero convinto che potessimo portare a casa quel famoso antidoto che rendesse immortali i nostri ragazzi.
Poi all’improvviso il buio.
Un buio di quelli che si vivono quando in piena serata di festa scatta il contatore.
Ma stavolta non è solo scattato il contatore, è andata via la corrente in tutta la città.
Solo dopo lo schiaffo di Giroud abbiamo pensato ad accendere qualche timida candela, ma sempre e solo di candela che si trattava.
Il Napoli, diciamola tutta, si è comportata come il bambino che ha paura del buio, si è rannicchiato nel suo angolo e ha coperto gli occhi.
Tanti, troppi giocatori con il corpo in campo e la testa altrove.
Non si spiega la prestazione di Kalidou che ha avuto amnesie varie che per uno come lui sono insolite.
Non si spiega come Politano non ne abbia azzeccata una, ma neanche una, con l’apice in una azione di contropiede nel quale poteva servire Osimhen nel corridoio oppure Di Lorenzo sulla destra e invece ha tirato da oltre 30 metri.
Su Insigne non parlo più. Tanto ne ho lodato l’impegno contro la Lazio quanto penso che prima se ne va meglio è per lui e per noi. Ormai sono troppe le partite in cui è più dannoso che altro ed il calcio non vive di riconoscenza.
Zielinski poi, è quello che mi fa più rabbia. Ha un potenziale stratosferico e crolla psicologicamente in partite clou.
Fabian Ruiz un altro mistero sul quale preferisco non esprimermi.
Di Osimhen, Ospina, Mario Rui, Di Lorenzo e Lobotka posso solo dire un gran bene. Hanno buttato il sangue in campo ed in alcuni casi sono andati anche sopra le loro possibilità.
Ci eravamo illusi, mancano ancora 10 partite e nulla è proibito, ma a questo punto lasciatemi aver paura di un Napoli dalla doppia faccia, di un Napoli che tutto è tranne che Immortale.
E se il Mister continua a parlare di Immortalità allora davvero potremmo rispondere che l’immortale è morto…


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