Sveglia alle 6.30 di una domenica di ponte a Milano. Mi preparo velocemente facendo gran fretta a mio figlio tredicenne più che se dovesse andare a scuola e mi avvio verso la stazione. Mia moglie milanista mi accompagna malvolentieri e non capisce il perché di un viaggio che a suo dire “potrebbe essere inutile”. La città è semivuota. I milanesi in questo periodo cominciano ad assaggiare la Liguria prima della transumanza estiva. Il tempo non promette bene ma la montagna in questo periodo ha stancato, meglio il mare anche se con nuvole o pioggia. Per noi no. Noi che alla stazione ci riconosciamo per una sciarpa azzurra o per uno sguardo perso centinaia di chilometri a sud abbiamo il sole dentro. Anche le nostre previsioni sono incerte ma nel cuore abbiamo un sogno e questo ci basta ad essere convinti di partire. Il treno è pieno di bambini figli di emigrati che vogliono insegnare l’amore per la nostra città. Oggi per loro potrà essere il giorno di scuola più bello e istruttivo. Due dei miei più cari amici e le loro figlie sono partiti ieri, perché l’educazione è importante. Il treno ai nostri occhi è tutto azzurro come quello che porterà oggi alcuni tifosi allo stadio. Mio figlio accanto a me sa bene cosa lo aspetta, una rivincita. Lui nato a Milano e tifoso del Napoli, circondato da compagni di classe milanisti, interisti e juventini, per anni mi chiedeva consigli su come ribattere ai loro sfottò quando a turno vincevano il campionato. Oggi può essere il giorno del loro silenzio e della nostra gioia. Il treno corre veloce e penso che magari anche il macchinista è un tifoso del Napoli, come noi in attesa di un verdetto che ci darà la libertà di gioire dopo 33 anni di attesa. Per noi non proprio pischelli il ricordo è fervido, condito dalla presenza del 10 più grande della storia. Le strade piene di gente accomunata da sguardi eterei, ubriachi di gioia senza aver assunto un goccio d’alcool. Io e il mio caro amico Massimo in giro col SI e una bandiera. I cori cantati all’unisono, le strade tinte d’azzurro, la riscossa di una città maltrattata. Oggi mi sento di nuovo sedicenne e rivedo me in mio figlio desideroso di vivere la cultura napoletana come neanche io ero da ragazzo. Sono fiero di lui che sogna di fare l’università a Napoli, decisamente controcorrente. Ama Napoli e il calcio come li amo io ed è forse questo che ci fa essere così attaccati alla nostra squadra. Una squadra che oggi vorrà fare un regalo enorme alla città. Far diventare realtà un sogno. Niente è già scritto, mi chiedo se quello di oggi potrà essere davvero un “viaggio inutile”. Nient’affatto, come direbbe il grande Eduardo. È utilissimo perché siamo pieni zeppi di emozioni. Abbiamo un sogno nel cuore…

