Avevamo la tavola apparecchiata, i centrotavola abbinati alla tovaglia a tinte azzurre, gli ospiti invitati tutti presenti e ben vestiti, le pietanze pronte per essere aggredite. Ma bisogna aspettare, manca ancora un piccolo passo. Come la mitica scena di miseria e nobiltà, quando la tavola viene sapientemente sistemata da camerieri che accompagnano piatti deliziosi che i poveri abitanti della casa non vedevano da anni. Totò si avvicina con la sedia a piccoli saltelli e anticipa un gesto analogo dei presenti. Saltello dopo saltello si avvicinano sempre più alle pietanze, ma sarà il principe della risata a dare il via all’assalto finale. Un po’ come noi tifosi del Napoli. Lo scudetto è a un passo, anzi a un saltello. Manca il balzo finale per soddisfare una voglia che ci teniamo dentro da decenni. Non so chi sarà il Totò del Napoli che farà l’assalto finale per dare inizio al banchetto. Non è importante, ce n’è per tutti. Ciò che conta è che gli spaghetti al pomodoro fumanti sono lì e quando saremo vicini abbastanza da non essere raggiunti partirà la festa. Saliremo in piedi sul tavolo a gridare la nostra gioia al mondo, mangeremo con voracità perché abbiamo bisogno di farlo, assaggeremo gli spaghetti di un nostro vicino mentre lui assaggerà i nostri, ne metteremo una parte in tasca per conservare un po’ di allegria per le prossime settimane. Perche’ la festa non durerà un giorno. Anzi. È già iniziata quando abbiamo visto i piatti in tavola e il pollo croccante sbirciando sotto il tovagliolo che copriva il vassoio. Lo si vede nei quartieri spagnoli da un mese. Si canta e si balla come se lo scudetto fosse già storia. Non c’è bisogno di scomodare Leopardi per capire quanto sia dolce l’attesa di qualcosa di bello. La felicità per qualcosa che finora abbiamo solo sognato. Un po’ come il paltò di Napoleone, quello che Totò riteneva di avere tra le mani quando Pasquale il fotografo gli elencava il cibo e il vino da acquistare dopo aver barattato il soprabito dallo “charcutier” o più comprensibilmente per Totò, il “casadduoglio”. Alla fine quelle pietanze sono arrivate davvero e sono a un saltello da noi. Basta attendere ancora qualche giorno e godere anche dell’attesa. Le leccornie sono tutte in bella vista. Dopotutto forse il paltò era davvero di Napoleone, con la N napoleonica, appunto.
Il paltò di Napoleone
Scritto da Paolo Guida
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